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Questione di dati

In questi ultimi tempi uno degli argomenti più dibattuti ed esplorati è quello dell’utilizzo dei dati. Lo scandalo di Cambridge Analityca ha scatenato una serie di reazioni a catena che hanno svelato un po’ di più quello che viene fatto con i dati che vengono raccolti nei vari social.

Sto leggendo e ascoltando molto su questo argomento e questo post vuole essere una sorta di indice di risorse da consultare per farsi un’idea dell’argomento.

Il primo riferimento che metto è quello del podcast di Dataknightmare alias @waltervannini che ogni mercoledì (quasi sempre puntuale) illustra vari aspetti del GDPR con esempi presi dalla cronaca e ci aiuta ad avere una visione critica del tema del trattamento dei dati e dell’utilizzo consapevole degli strumenti digitali.

Di seguito il riferimento ad un social alternativo e federato: Mastodon. Per me una scoperta che risale alla fine del 2018 e che ho potuto conoscere meglio ed esplorare grazie agli ottimi articoli di @Ca_Gi. È grazie al suo lavoro insieme a quello di @pongrebio che dobbiamo una start page che spiega tutto riguardo Mastodon.

Moltissime sollecitazioni mi arrivano dal mondo Framasoft, un’associazione francese che si è posta come obiettivo quello della Degooglizzazione del web. Per questo ha cercato, customizzato e finanziato progetti che offrono una valida alternativa ai servizi web offerti da Google, con una logica differente: l’utilizzo di software libero (con la possibilità quindi di condividere il codice di quanto viene realizzato) e il rispetto dei dati degli utilizzatori.

Il logo di Framasoft

Insieme a @nilocram e ad alcuni colleghi insegnanti, abbiamo cominciato a tradurre in italiano i servizi che utilizziamo di più e le pagine di spiegazione di Frama* . Il risultato è che ora dei numerosi servizi offerti da Framasoft molti parlano italiano. Un lavoro che procede a singhiozzo ma che non è passato inosservato ai nostri cugini francesi.

Una scoperta di questo fine 2019 sono i due post della Wu-Ming Foundation che ripercorrono le scelte fatte negli ultimi 10 anni rispetto all’uso dei social, e in particolare di Twitter, motivando la scelta di lasciare la piattaforma in questione:

Sono due articoli molto lunghi e articolati, da leggere a più riprese. Uno dei suggerimenti è quello di riprendere in mano la comunicazione attraverso i blog. E infatti eccomi qui a ridare vita alle pagine dello spazio che mi sono ritagliato nel web.

Man mano che troverò altri spunti preziosi cercherò di metterli per iscritto e organizzarli in modo da poterli facilmente ritrovare per poter aiutare chi ha voglia di approfondire la tematica dell’utilizzo e del rispetto dei dati personali.

Ex-ministri e Facebook

Leggo che dopo le dimissioni l’ormai ex-ministro del MIUR Fioramonti affida a Facebook le proprie dichiarazioni.

Non è il primo e non sarà l’unico, e ogni volta mi chiedo: perchè questa scelta? Perchè i nostri politici rinchiudono i loro pensieri e le loro dichiarazioni dentro un contenitore di un’azienda che può decidere il bello e il cattivo tempo?

Non è meglio cercare e trovare un luogo proprio, soprattutto se si riveste un incarico governativo ufficiale?

Poi usate pure i vari social per diffonderlo e pubblicizzarlo, ma mantenete l’identità del luogo in cui scrivete.

Pubblicità a scuola? Anche no…. grazie

Alunno con libri che va a scuola

La rete è piena di materiali e ambienti utili per ogni genere di interesse. Per la scuola esistono una montagna di risorse sempre nuove che alla fine dei conti disorientano chi comincia ad esplorare il mare del web. Siamo tutti alla caccia di risorse facilmente fruibili, meglio se gratis, spesso accettando di buon grado situazioni di compromesso.

Siamo talmente assuefatti ai compromessi che il banner pubblicitario, la richiesta di un indirizzo mail a cui arrivano poi comunicazioni di marketing, non ci creano nessun fastidio. Anzi… pensiamo che sia necessario e giustificabile il passaggio di dati in cambio della gratuità e ci dà un senso di sicurezza sapere che alle spalle di un servizio o di una soluzione ci sia un’azienda.

Esiste però anche un altro modo di vivere il web, senza compromessi con nessun fornitore. Mi riferisco agli ambienti del mondo Wikimedia e delle piattaforma parallele dedicate ai bambini. Vikidia (l’enciclopedia rivolta ai bambini di 8 – 13 anni, la parte in italiano sta pian piano crescendo), Wikikids (la versione corrispondente in olandese), Wikimini (una versione presente soprattutto in francese e svedese) sono pulite da tutto l’aspetto commerciale. Chi vuole contribuire deve solo pensare a migliorare quello che trova e lo può fare a diversi livelli: correggendo errori o refusi, aggiungendo informazioni o contenuti, integrando con immagini, creando nuove pagine/voci…

In questi ambienti volendo ci si può iscrivere anche senza avere un indirizzo mail, che però serve per un eventuale recupero della password e per le notifiche di messaggi che arrivano dagli altri utenti e non per altro.

Questo aspetto è uno dei valori che chi frequenta il mondo della conoscenza libera e condivisa spesso non sottolinea con sufficiente forza.

La pubblicità in rete è diventata talmente pervasiva che non ci facciamo più caso. In classe, quando navighiamo per cercare informazioni, video e altro materiale, spuntano da tutte le parti suggerimenti di tutti i generi: abiti, scarpe, l’ultimo gossip…. per non dire altri suggerimenti non sempre opportuni.

Ho riflettuto su questi aspetto dopo che una collega mi chiedeva come fare a condividere, a invitare i propri alunni dentro Vikidia. E allora mi si sono aperti gli occhi, ho visto quello a cui non sono abituato: che dentro Vikidia, Wikiversity, Wikivoyage, Wikibooks non esiste il bottone condividi che invece è presente in tutti gli altri ambienti.

Credo che a scuola abbiamo bisogno di luoghi così: luoghi puliti, senza sotterfugi o doppi fini nascosti, senza cose non dette per favorire alcune scelte invece di altre, di gratuità nel senso di accesso libero alle risorse senza nulla in cambio se non la richiesta di un proprio contributo che possa accrescere il materiale già presente.