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Il terminale mi piace

Il terminale

Quando ho incontrato per la prima volta il computer, intorno alla fine degli anni ’80, era normale, per tutti coloro che lo usavano, digitare comandi sulla tastiera per fare alcune semplici operazioni. Erano i tempi del Dos e da allora molte cose sono cambiate. La rivoluzione dell’interfaccia grafica ha cambiato il modo di utilizzare il computer allargando velocemente la base degli utilizzatori.

Infatti con l’interfaccia grafica, con le finestre, tutto è molto più semplice: non ti devi ricordare i comandi, è tutto scritto, e non devi più scrivere niente, basta fare clic sui bottoni giusti.

Quando invece sei davanti ad un terminale le difficoltà aumentano: hai davanti a te un rettangolino bianco (il cursore) che lampeggia in attesa di un tuo comando, e ti senti impotente. Che ci scrivo? E chi li conosce i comandi per fare le cose? Dove devo cliccare?

Quando ho cominciato ad usare Linux spesso ho trovato indicazioni che mi suggerivano di utilizzare il terminale per sistemare le cose o per configurare il sistema. E allora ho capito una cosa: che con il terminale puoi fare un sacco di cose e in modo molto veloce e produttivo.

Ti puoi sentire molto potente: puoi dare direttamente alla macchina i comandi che servono per fare quello che ti serve. Hai in mano la macchina e hai così tante possibilità che sei indeciso su cosa fare.

Vuoi avviare Firefox per navigare in rete? Scrivi il suo nome e schiaccia “invio”.

Vuoi sapere che cosa c’è nella cartella in cui ti trovi? Scrivi il comando ls ed ecco apparire i nomi delle cartelle e dei file.

Vuoi creare una cartella? Scrivi mkdir seguito dal nome della cartella finendo con l’immancabile “invio” et voilà, il gioco è fatto.

E poi, sempre con un solo comando, si possono eseguire operazioni su più file, come per esempio ridimensionare le immagini contenute in una cartella, oppure modificarne il nome.

Infine, nei sistemi basati su Debian (Ubuntu, Mint) si possono installare o rimuovere i programmi: digita apt install nomeprogramma.

E poi ci sono i comandi più complicati, quelli che ti permettono di fare più operazioni una concatenata all’altra. Ma quelli li lasciamo agli smanettoni 🙂

E poi hai sempre a disposizione la guida: digita man e il nome del programma ed ecco la spiegazione.

Tutto molto rapido, essenziale ed efficace. Ma all’inizio anche un po’ difficile, non lo nascondo. Prima bisogna imparare i comandi e poi, aspetto non trascurabile, bisogna imparare ad usare la tastiera per digitare. E con questo intendo utilizzare sicuramente due mani e meglio ancora con almeno tre dita per ogni mano.

In conclusione, probabilmente banalizzando, con il terminale hai tu (con i tuoi limiti) il controllo della macchina, con l’interfaccia grafica dipendi da chi ha preparato la finestra.

Lascio qualche link a delle guide che possono essere utili per muovere i primi passi in questa direzione, in rete se ne trovano veramente tante.

E poi ecco i comandi essenziali riuniti in un’immagine realizzata da Fosswire.com

Guida ai comandi Unix Linux

 

Framasoft

Rieccomi a scrivere dopo più di un anno di silenzio. L’occasione è quella legata alle esplorazioni che mi stanno occupando in questo ultimo periodo e che riguardano l’associazione Framasoft.

Grazie a Roberto Marcolin, che spesso con i suoi tweet manda spunti interessanti, sono ritornato a leggere le pagine di Framasoft e ad utilizzare i suoi numerosi servizi. L’esplorazione fatta attraverso Twitter è virale, nel senso che da cosa nasce cosa e pian piano la mia rete di conoscenza delle risorse legate al mondo Frama* si allarga sempre più.

Gli spunti che ne ricavo tutte le volte sono numerosi, a partire dall’ultimo, un articolo molto lungo e in francese (devo ancora finire di leggerlo 🙁 ) passando per il sito indiano per liberare storie finendo a Framinetest, e il suo uso nella didattica.

Naturalmente tutte queste risorse sono in francese, e allora sono punzecchiato dall’idea di poter portare una parte di queste idee anche in Italia.

Un timido inizio c’è già, un framapad italiano appoggiato su wiildos.it che si sta utilizzando per la localizzazione della EntBox, altra soluzione interessante scovata da Roberto.

E allora avanti tutta! Avanti nell’esplorazione (mi interesserebbe provare ad usare Framateam in cui ho creato tempo fa il gruppo “Insegnarelibero”, oppure anche Framavox, e altri ancora) e poi avanti nel cercare di provare a portare nella realtà italiana queste risorse.

 

Uso il software libero perchè…

Dopo aver letto su facebook un post di Stefano Ghidini che invitata le scuole a lasciar perdere la scelta del software libero ecco alcuni pensieri a riguardo.

Uso software libero e penso che sia importante fare questa scelta nella scuola per questi motivi.

  • perchè funziona;
  • perchè è un approccio differente, basato sull’indipendenza di ognuno;
  • perchè è un modello che funziona, non a caso i vari google, amazon, facebook sono stati costruiti e si basano su software libero;
  • perchè è meglio insegnare che cosa è e cosa si può fare con un foglio di calcolo invece che addestrare all’uso di uno specifico strumento che poi nel tempo può cambiare;
  • perchè è meglio insegnare la cultura della legalità che è insita nel software libero visto che non bisogna ricorrere a sotterfugi per evitare di pagare il programma;
  • perchè è inclusione, e nella scuola, come a mio parere nella vita, l’inclusione è un grande valore;
  • perchè conviene a tutti, non solo a chi vende o confeziona il software;
  • perchè è meglio comprare servizi che prodotti;
  • perchè usare il software libero aumenta le mie competenze e mi fa crescere;
  • perchè promuove l’uso di standard aperti per una libera concorrenza, senza bloccare tutto come era fino a qualche anno fa;
  • perchè in molti hanno capito che open è meglio, vedi per esempio l’ultima notizia delle università italiane che hanno offerto corsi liberamente accessibili;
  • perchè progetti come wikipedia hanno avuto e continuano ad avere una crescita esponenziale proprio perchè basati su software libero e sulla cultura della condivisione della conoscenza;
  • perchè il software non è un prodotto ma un’idea, e le idee non si possono racchiudere o brevettare, vanno fatte circolare;
  • perchè insieme è meglio (cit. Alberto Ardizzone e Porte Aperte sul Web);
  • ah, dimenticavo… perchè la legge italiana lo impone come prima scelta alle pubbliche amministrazioni;

E ci sono anche tanti altri esempi e motivi per cui è preferibile se non addirittura un obbligo morale per la scuola la scelta del software libero ma io mi accontento di questi.

Quindi per queste e altre ragioni ho deciso di investire tempo e risorse per usare software libero e fare in modo che sia il più usabile possibile. Se anche le aziende lo capissero crescerebbe ancora più velocemente di come ha fatto fino ad ora.

Prove invalsi – maschera java in versione test

Le prove Invalsi di quest’anno sono ormai alle porte. Da due anni è a disposizione una maschera scritta in java che permette di tabulare i risultati anche alle scuole dove non è installato Excel ma è stata fatta un’altra scelta, per esempio Libreoffice. Chi si occupa di questa soluzione in Invalsi è l’ing. Leonardo Villani che si è dimostrato estremamente disponibile a supportare le scuole che hanno fatto questa scelta negli scorsi anni.
Dietro la richiesta di Valeria Framondino, insegnante che frequenta la lista wii libera la lavagna, di avere la possibilità di testare la maschera in modo da prevenire eventuali problemi Leonardo Villani ha inviato questa mail:
Per quanti di Voi abbiano fatto richiesta di utilizzo della maschera Java o per chi interessato al solo test della stessa, in fondo alla presente troverete un link per il download della maschera di test Java.
I dati al suo interno sono da riferirsi al 2015 per ovvie ragioni.
Per eseguirla è necessario aver istallato e configurato una Java Virtual Machine compatibile Oracle JRE 1.7.
E’ in formato compresso (.zip) , quindi va scompattata ed eseguita da terminale per i sistemi Linux e Mac, estratta ed eseguita da terminale, ovvero cliccando sull’icona, per i sistemi Microsoft.
Una semplice guida la troverete nel file allegato (readMe.doc).
E’ possibile testare un istituto fittizio RMIC000000 e le sole classi di livello 2,5,10 che troverete disponibili. Si potrebbero avere messaggi del tipo: “nessuna classe per il corso di studio selezionato”, è normale.
Troverete la versione ufficiale il giorno delle Prove sul sito Invalsi.
AugurandoVi un buon lavoro Vi ringrazio e resto a disposizione, Leonardo Villani
Invitiamo quindi a diffondere questa notizia in modo che venga raggiunto il maggior numero possibile di scuole che potrebbero essere interessate.
Ci auguriamo che la soluzione della maschera java sia disponibile sul sito Invalsi senza che se ne debba fare una specifica richiesta.

La bicicletta e il web

Chi si permetterebbe di prendere una bicicletta lasciata nella rastrelliera senza lucchetto? Non credo molti di noi.

Eppure facciamo questa cosa quando navighiamo nel web. Quanti di noi fanno una ricerca di un’immagine con Google, fanno scorrere e prendono la foto o il disegno che più gli piace? E quanti si preoccupano di controllare se l’autore ha dato i permessi per farlo? La usiamo e basta, senza farci troppe domande. È un po’ come prendere la bicicletta lasciata senza lucchetto di cui parlavo prima senza porsi nessun problema.

Tutto ciò che è creazione di qualcuno, anche nostra, anche la cosa più semplice, è di nostra proprietà. E se noi non dichiariamo se e come vogliamo condividerla, nessuno può prenderla senza prima chiedercelo, anche se tecnicamente basta fare tasto destro -> salva…. Anche con le biciclette è così: tecnicamente basta saltare in sella e via, nessun artificio meccanico ce lo vieta. Ma abbiamo imparato a non farlo, a rispettare la proprietà degli altri. E allora mi chiedo: perchè consideriamo di tutti quello che troviamo nel web? Solo perchè è tecnicamente semplice salvarlo sul proprio dispositivo?

Sono convinto che la condivisione del sapere sia un motore eccezionalmente potente per far crescere e migliorare le idee, e penso che sia importante che ne venga favorita la circolazione garantendo al tempo stesso la paternità. E allora come la mettiamo? Posso prendere ciò che trovo oppure no?

Ci vengono in aiuto le licenze Creative Commons. Con questo tipo di licenza l’autore (di un’immagine, di un testo, di una canzone….) decide di condividerla e come, in quali termini. È come se sulla bici di prima ci fosse un cartello con scritto: “Questa bici è mia, se ne hai bisogno prendila pure ma poi riportala qui entro stasera“, oppure “Questa bici è mia, se vuoi migliorarla fallo pure“… insomma è dichiarato in modo chiaro ciò che può essere fatto da chi usa in questo caso la bicicletta.

Allora perchè non iniziare la ricerca di ciò che ci serve dal motore di ricerca delle creative commons?

Presentazioni o mappe?

Nel mio vagabondare nella rete mi sono imbattuto in un articolo di Caterina Policaro che parla di VUE come alternativa alle presentazioni. Nel post Caterina fà riferimento all’intervento di Davide Mana, che nel suo articolo dice:

Il problema, come ha fatto notare Edward Tufte nel suo fondamentale The Cognitive Style of PowerPoint, PowerPoint non è fatto per insegnare.
È fatto per convincere.

PowerPoint è costruito per legare il pubblico ad un binario che va da A a Z passando per B e C e D, ma magari omettendo K e H perché sono imbarazzanti, o difficili da spiegare, o comunque potrebbero danneggiare la vendita.
PowrPoint è uno strumento fatto per vendere le idee – ed in questo senso funziona benissimo per presentare una tesi di laurea (dobbiamo convincere la commissione che abbiamo fatto un buon lavoro) o il riassunto di un lavoro di ricerca ad un congresso (dobbiamo generare consensi e magari scucirci una pubblicazione).

Esplorando nel sito di Davide mi imbatto in questo altro articolo, più recente, in cui pubblicizza un suo manuale per imparare ad usare in modo efficace il programma per le presentazioni. Ecco un’altra citazione:

Così come chiunque abbia fatto un tema in terza media è fermamente convinto di saper scrivere, chiunque abbia una copia di Power Point sul proprio hard disk è convinto di saper fare delle presentazioni eccellenti.
Quindi, il mio corso non andò da nessuna parte.

Naturalmente ho acquistato il libretto e mi appresterò a leggerlo.

Chi mi conosce sa che sono “allergico” alle presentazioni, non mi piace farle, non mi piace scriverle e non mi piace parlare con l’aiuto delle slide. Mi affido a programmi che realizzano mappe mentali, li trovo molto più efficaci e flessibili. Oltre al già citato VUE, programma disponibile per i principali sistemi operativi (Windows, MacOs, Linux),  fin’ora mi sono affidato a Freeplane, scaricabile da qui.

Per approfondire Vue ecco, grazie a Maria Grazia Fiore, i link a risorse video e manuali in pdf.

Se proprio proprio mi prudono le dita per una presentazione allora cerco di affidarmi a soluzioni come questa: il risultato è un file html che funziona con tutti i dispositivi

Invalsi 2015

Aggiornamento del 19 giugno 2015
Le maschere qui indicate riguardano i test della scuola primaria. Per le prove della scuola secondaria aspettiamo che siano divulgate.
fine aggiornamento

Per chi avesse bisogno della maschera per l’inserimento dei dati riguardo le prove invalsi:
questo è il link da cui si può scaricare la maschera che funziona con java https://www.dropbox.com/sh/ldanoz52xq5th4v/AADg25bizuRe38amzTvg53eZa?dl=0
Si scarica, si estrae il tutto, poi doppio click sul file RecuperoDati_win.jar e si apre la maschera. Poi serve il condice meccanografico e il codice di attivazione e tutto funziona. Naturalmente bisogna avere java installato sul pc 🙂
Funziona sia in ambiente windows che in ambiente linux

Nel file zip ci sono anche le indicazioni per l’avvio della maschera in ambiente linux che deve essere fatta da linea di comando con java -jar RecuperoDati_linux.jar

Infine ricordate anche di segnalare a Invalsi questa scelta scrivendo a prove2015@invalsi.it

Wikibooks

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Iniziate le esplorazioni nel mondo di wikibooks. La prima impressione è che sembra tutto semplice, ma in realtà non lo è.

Spesso si pensa che tutto l’univero wiki* (wikipedia, wikimedia, wikibooks….) sia un ambiente in cui, visto che è libera la possibilità di aggiungere o modificare contenuti, si possa lavorare senza particolari problemi. Niente di più lontano dalla realtà.

Mi sono scontrato con le rigorose istruzioni e indicazioni per la pubblicazione di un testo in wikibooks: un elenco lunghissimo di avvertimenti, indicazioni e altro che, invece che incuriosirmi, mi hanno un po’ scoraggiato. Dopo aver letto tutto mi sono chiesto: ma voglio veramente pubblicare un testo?

Penso che già solo questo fatto potrebbe essere un deterrente non indifferente a chi volesse affrontare la redazione di un testo con leggerezza. Dopo i miei primi timidi tentativi, con la paura di sbagliare qualcosa ad ogni mia mossa, mi sono sentito osservato: subito un altro utente mi ha dato il benvenuto e un altro mi ha suggerito una soluzione rispetto a delle prove che stavo facendo.

E allora mi sono buttato. Creata la mia utenza ho provato a guardare come avevano fatto gli altri scrittori di libri ed ecco che, pian piano, ho mosso i primi passi. Il risultato è l’inizio della traduzione del manuale di Scratch, programma che offre una grande varietà di attività per acquisire il linguaggio computazionale.

Questo è il risultato e il materiale di lavoro, con i testi da tradurre, è depositato nella mia sandbox, un luogo in cui fare tutte le prove che si vogliono, senza il timore di combinare guai.

Che possa essere un ambiente in cui creare libri di testo liberi e che possano essere adottati nelle scuole? Libri sempre in evoluzione disponibili per tutti e da tutti migliorabili?

L’appetito vien mangiando e io sto cominciando a sedermi a tavola.

Gli accordi del MIUR

È fresca di questi giorni la notizia che il nostro ministero dell’università e della ricerca ha siglato un protocollo di intesa con Telecom per la creazione di un ambiente di lavoro chiamato EducaTi.

Rimango sempre stupito quando vengo a conoscenza di questi accordi con ditte più o meno solide e conosciute, perchè non capisco quali vantaggi a lungo termine possa avere questo ingresso nella scuola di società commerciali che nella scuola c’entrano poco. Il sospetto che non ci sia un progetto che nasce dentro l’istituzione scolastica ma che siano proposte che vengono dall’esterno è molto forte.

Perchè non partire da una idea che abbia dei principi generali di valore assoluto, come l’attenzione alle licenze con cui viene rilasciato il materiale, il rispetto di quanto espresso nell’articolo 68 del codice dell’amministrazione digitale che, come è noto, promuove e sollecita soluzioni aperte?

Quindi se da una parte l’istituzione dovrebbe rispettare la legge e il regolamento che da essa scaturisce, dall’altra si piega a soluzioni che in partenza non lo possono rispettare per loro natura.

Se invece si chiede di promuovere prodotti liberi la risposta è che non è possibile imporre soluzioni alle scuole nel rispetto della loro autonomia.

Allora mi chiedo: come si concilia questa posizione con i vari accordi citati sopra? Non sarebbe più conveniente per tutti che il ministero detti delle caratteristiche generali da rispettare e che siano le aziende ad adattarsi alla richiesta?

Allora si che l’investimento avrebbe un ritorno positivo a lungo termine su tutta l’istituzione pubblica, liberandola la legami e lacci che attualmente la obbligano a soluzioni vincolanti con poche aziende.

Linux day a Milano

Sabato 25 ottobre si è tenuto in tutta Italia il Linux Day, una giornata dedicata alla diffusione del sistema libero.

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Ho partecipato all’evento organizzato da Luigi Sciagura, del Siam di Milano, per parlare di WiildOs, la lavagna libera, di Libre Office e della neonata associazione LibreItalia di cui faccio parte.

Ecco la mia presentazione: