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Presentazioni o mappe?

Nel mio vagabondare nella rete mi sono imbattuto in un articolo di Caterina Policaro che parla di VUE come alternativa alle presentazioni. Nel post Caterina fà riferimento all’intervento di Davide Mana, che nel suo articolo dice:

Il problema, come ha fatto notare Edward Tufte nel suo fondamentale The Cognitive Style of PowerPoint, PowerPoint non è fatto per insegnare.
È fatto per convincere.

PowerPoint è costruito per legare il pubblico ad un binario che va da A a Z passando per B e C e D, ma magari omettendo K e H perché sono imbarazzanti, o difficili da spiegare, o comunque potrebbero danneggiare la vendita.
PowrPoint è uno strumento fatto per vendere le idee – ed in questo senso funziona benissimo per presentare una tesi di laurea (dobbiamo convincere la commissione che abbiamo fatto un buon lavoro) o il riassunto di un lavoro di ricerca ad un congresso (dobbiamo generare consensi e magari scucirci una pubblicazione).

Esplorando nel sito di Davide mi imbatto in questo altro articolo, più recente, in cui pubblicizza un suo manuale per imparare ad usare in modo efficace il programma per le presentazioni. Ecco un’altra citazione:

Così come chiunque abbia fatto un tema in terza media è fermamente convinto di saper scrivere, chiunque abbia una copia di Power Point sul proprio hard disk è convinto di saper fare delle presentazioni eccellenti.
Quindi, il mio corso non andò da nessuna parte.

Naturalmente ho acquistato il libretto e mi appresterò a leggerlo.

Chi mi conosce sa che sono “allergico” alle presentazioni, non mi piace farle, non mi piace scriverle e non mi piace parlare con l’aiuto delle slide. Mi affido a programmi che realizzano mappe mentali, li trovo molto più efficaci e flessibili. Oltre al già citato VUE, programma disponibile per i principali sistemi operativi (Windows, MacOs, Linux),  fin’ora mi sono affidato a Freeplane, scaricabile da qui.

Per approfondire Vue ecco, grazie a Maria Grazia Fiore, i link a risorse video e manuali in pdf.

Se proprio proprio mi prudono le dita per una presentazione allora cerco di affidarmi a soluzioni come questa: il risultato è un file html che funziona con tutti i dispositivi

Invalsi 2015

Aggiornamento del 19 giugno 2015
Le maschere qui indicate riguardano i test della scuola primaria. Per le prove della scuola secondaria aspettiamo che siano divulgate.
fine aggiornamento

Per chi avesse bisogno della maschera per l’inserimento dei dati riguardo le prove invalsi:
questo è il link da cui si può scaricare la maschera che funziona con java https://www.dropbox.com/sh/ldanoz52xq5th4v/AADg25bizuRe38amzTvg53eZa?dl=0
Si scarica, si estrae il tutto, poi doppio click sul file RecuperoDati_win.jar e si apre la maschera. Poi serve il condice meccanografico e il codice di attivazione e tutto funziona. Naturalmente bisogna avere java installato sul pc 🙂
Funziona sia in ambiente windows che in ambiente linux

Nel file zip ci sono anche le indicazioni per l’avvio della maschera in ambiente linux che deve essere fatta da linea di comando con java -jar RecuperoDati_linux.jar

Infine ricordate anche di segnalare a Invalsi questa scelta scrivendo a prove2015@invalsi.it

Wikibooks

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Iniziate le esplorazioni nel mondo di wikibooks. La prima impressione è che sembra tutto semplice, ma in realtà non lo è.

Spesso si pensa che tutto l’univero wiki* (wikipedia, wikimedia, wikibooks….) sia un ambiente in cui, visto che è libera la possibilità di aggiungere o modificare contenuti, si possa lavorare senza particolari problemi. Niente di più lontano dalla realtà.

Mi sono scontrato con le rigorose istruzioni e indicazioni per la pubblicazione di un testo in wikibooks: un elenco lunghissimo di avvertimenti, indicazioni e altro che, invece che incuriosirmi, mi hanno un po’ scoraggiato. Dopo aver letto tutto mi sono chiesto: ma voglio veramente pubblicare un testo?

Penso che già solo questo fatto potrebbe essere un deterrente non indifferente a chi volesse affrontare la redazione di un testo con leggerezza. Dopo i miei primi timidi tentativi, con la paura di sbagliare qualcosa ad ogni mia mossa, mi sono sentito osservato: subito un altro utente mi ha dato il benvenuto e un altro mi ha suggerito una soluzione rispetto a delle prove che stavo facendo.

E allora mi sono buttato. Creata la mia utenza ho provato a guardare come avevano fatto gli altri scrittori di libri ed ecco che, pian piano, ho mosso i primi passi. Il risultato è l’inizio della traduzione del manuale di Scratch, programma che offre una grande varietà di attività per acquisire il linguaggio computazionale.

Questo è il risultato e il materiale di lavoro, con i testi da tradurre, è depositato nella mia sandbox, un luogo in cui fare tutte le prove che si vogliono, senza il timore di combinare guai.

Che possa essere un ambiente in cui creare libri di testo liberi e che possano essere adottati nelle scuole? Libri sempre in evoluzione disponibili per tutti e da tutti migliorabili?

L’appetito vien mangiando e io sto cominciando a sedermi a tavola.

Gli accordi del MIUR

È fresca di questi giorni la notizia che il nostro ministero dell’università e della ricerca ha siglato un protocollo di intesa con Telecom per la creazione di un ambiente di lavoro chiamato EducaTi.

Rimango sempre stupito quando vengo a conoscenza di questi accordi con ditte più o meno solide e conosciute, perchè non capisco quali vantaggi a lungo termine possa avere questo ingresso nella scuola di società commerciali che nella scuola c’entrano poco. Il sospetto che non ci sia un progetto che nasce dentro l’istituzione scolastica ma che siano proposte che vengono dall’esterno è molto forte.

Perchè non partire da una idea che abbia dei principi generali di valore assoluto, come l’attenzione alle licenze con cui viene rilasciato il materiale, il rispetto di quanto espresso nell’articolo 68 del codice dell’amministrazione digitale che, come è noto, promuove e sollecita soluzioni aperte?

Quindi se da una parte l’istituzione dovrebbe rispettare la legge e il regolamento che da essa scaturisce, dall’altra si piega a soluzioni che in partenza non lo possono rispettare per loro natura.

Se invece si chiede di promuovere prodotti liberi la risposta è che non è possibile imporre soluzioni alle scuole nel rispetto della loro autonomia.

Allora mi chiedo: come si concilia questa posizione con i vari accordi citati sopra? Non sarebbe più conveniente per tutti che il ministero detti delle caratteristiche generali da rispettare e che siano le aziende ad adattarsi alla richiesta?

Allora si che l’investimento avrebbe un ritorno positivo a lungo termine su tutta l’istituzione pubblica, liberandola la legami e lacci che attualmente la obbligano a soluzioni vincolanti con poche aziende.

Linux day a Milano

Sabato 25 ottobre si è tenuto in tutta Italia il Linux Day, una giornata dedicata alla diffusione del sistema libero.

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Ho partecipato all’evento organizzato da Luigi Sciagura, del Siam di Milano, per parlare di WiildOs, la lavagna libera, di Libre Office e della neonata associazione LibreItalia di cui faccio parte.

Ecco la mia presentazione:

Registri elettronici open

Nella scuola si parla di tante soluzioni per i registri elettronici. Ci sono anche quelle libere tra cui scegliere, che per la scuola è sicuramente da prendere in considerazione, viste le disposizioni del CAD e più precisamente all’articolo 68 che recita:

1. Le pubbliche amministrazioni acquisiscono programmi informatici o parti di essi nel rispetto dei principi di economicità e di efficienza, tutela degli investimenti, riuso e neutralità tecnologica, a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra le seguenti soluzioni disponibili sul mercato:

  • software sviluppato per conto della pubblica amministrazione;
  • riutilizzo di software o parti di esso sviluppati per conto della pubblica amministrazione;
  • software libero o a codice sorgente aperto;
  • software fruibile in modalità cloud computing;
  • software di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso;
  • software combinazione delle precedenti soluzioni.

1-bis. A tal fine, le pubbliche amministrazioni prima di procedere all’acquisto, secondo le procedure di cui al codice di cui al D.Lgs. 12 aprile 2006 n. 163, effettuano una valutazione comparativa delle diverse soluzioni disponibili sulla base dei seguenti criteri:

  • costo complessivo del programma o soluzione quale costo di acquisto, di implementazione, di mantenimento e supporto;
  • livello di utilizzo di formati di dati e di interfacce di tipo aperto nonché di standard in grado di assicurare l’interoperabilità e la cooperazione applicativa tra i diversi sistemi informatici della pubblica amministrazione;
  • garanzie del fornitore in materia di livelli di sicurezza, conformità alla normativa in materia di protezione dei dati personali, livelli di servizio tenuto conto della tipologia di software acquisito.

1-ter. Ove dalla valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico, secondo i criteri di cui al comma 1-bis, risulti motivatamente l’impossibilità di accedere a soluzioni già disponibili all’interno della pubblica amministrazione, o a software liberi o a codici sorgente aperto, adeguati alle esigenze da soddisfare, è consentita l’acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso. La valutazione di cui al presente comma è effettuata secondo le modalità e i criteri definiti dall’Agenzia per l’Italia digitale, che, a richiesta di soggetti interessati, esprime altresì parere circa il loro rispetto.

Ecco allora le possibilità:

Lampschool

Nasce nell’ambito della rete DematVr di alcuni istituto di Verona. Necessita di un server con la classica configurazione LAMP (Linux, Apache, MySql, Php). La gestione è a carico della scuola che lo adotta.

In molti istituti scolastici è già attivo un contratto per uno spazio web  dedicato al sito, è sufficiente quindi utilizzare uno dei database che vengono acquistati e che spesso rimangono inutilizzati.

Ecco cosa dice Massimo Cunico in una discussione della lista wii libera la lavagna rispetto alla “conduzione” registro:

– effettuare regolarmente backup dell’intero d-base
– effettuare regolari export in csv dei dati più importanti, ad esempio
quelli riguardanti le operazioni di scrutinio
– “congelare” in sola lettura il registro a fine anno scolastico attraverso
l’apposita funzione
– masterizzare uno o più dvd con tutti i backup e gli export del registro
effettuati nel corso dell’anno scolastico
– prevedere una “tabella firme” per i docenti, che entro una certa data
dichiareranno di aver “consegnato” il registro elettronico completo di
tutte le sue parti
– scansione della tabella firme, che andrà masterizzata insieme ai dati di
backup (in futuro è prevista l’implementazione di una funzione di firma
digitale per ogni singolo docente)

Scuola247

La soluzione curata da Andrea Adami si pone invece in modo differente: pur lasciando la possibilità a chi volesse di installare il programma su un proprio server (che necessita di Apache Tomcat, non così tanto diffuso come LAMP), sono molto interessanti le offerte di hosting che l’organizzazione offre.

È disponibile il codice sorgente su github, una piattaforma di condivisione del codice molto conosciuta in ambito di programmatori di software libero

Sogi

Ultimo arrivato trai i prodotti liberi è il prodotto realizzato dalla società Sogi. Altra soluzione: un’azienda che libera il codice del proprio prodotto. Un passo importante per un’azienda che lavora nel campo del software e che speriamo sia apprezzata dalle scelte delle scuole.

La proposta di Sogi è differente, come è evidenziato nella tabella riassuntiva presente nel loro sito. Il servizio di hosting viene offerto con funzionalità in più rispetto alla versione scaricabile lasciando comunque la possibilità di recuperare il codice sorgente per una installazione libera.

Conclusioni

Le proposte per una soluzione che rispetti le indicazioni della legislazione ci sono, prendiamo allora consapevolezza che nella pubblica amministrazione si possono fare bandi che chiedano prodotti aperti e liberi, come ha richiesto un preside nel bando per l’acquisto del registro elettronico nel suo istituto.

 

Wikipedia, piattaforma per la scuola?

Tutti conosciamo Wikipedia, l’enciclopedia libera che consultiamo per trovare notizie e informazioni. In questi anni è cresciuta molto grazie al contributo di tutti. Ma l’universo di wikipedia non si limita solo all’enciclopedia.
Intorno ad essa sono cresciuti altri siti che offrono risorse spesso poco conosciute e poco utilizzate nel mondo della scuola. In particolare mi riferisco a Wikibooks e a Wikimedia, che offrono rispettivamente la possibilità di creare libri e di raccogliere media (immagini, audio, video) con licenza creative commons.

Spesso nella scuola abbiamo bisogno di materiale da poter utilizzare liberamente, che possa adattarsi alle nostre esigenze, e allora perchè non provare ad arricchire secondo i nostri progetti questi ambienti?

Wikipedia offre poi una possibilità molto interessante: quella di confezionarsi degli ebook personalizzati composti da tutte le pagine che riteniamo necessarie. Nel menu a destra c’è la voce “crea libro”. Cliccandoci sopra compare, in alto ad ogni pagina, una striscia che permette di aggiungere la pagina che si sta visualizzando al testo che si vuole comporre. Questa barra rimane sempre in ogni pagina che visitiamo e che, se lo riteniamo opportuno, possiamo aggiungere a quelle già scelte. Quando poi la nostra scelta sarà terminata, cliccando su “confeziona libro” si viene indirizzati ad una pagina in cui è possibile scegliere il formato (pdf o epub), l’eventuale copertina e altro ancora. Confermando le scelte avremo a disposizione il nostro testo pronto per essere scaricato ed utilizzato.

La piattaforma wikibooks invece da la possibilità di creare direttamente i testi con lo stesso metodo delle pagine di wikipedia. Le pagine che vengono create sono però collegate tra di loro con la struttura tipica del testo: copertina, indice, capitoli. Il vantaggio che vedo in una soluzione di questo tipo è quello di rendere disponibile il lavoro a tutti quelli che ne hanno la necessità. Potrebbero nascere anche collaborazioni tra scuole che hanno lo stesso interesse rispetto all’argomento.

L’ambiente di wikimedia permette invece di caricare e rendere disponibili risorse differenti dal testo ma con licenza che ne permette il riutilizzo: immagini, foto, video, audio. Le risorse sono taggate per una miglior ricerca e potrebbe essere interessante dare ai media di interesse didattico il tag “scuola italiana” o qualcosa di simile, in modo che sia appagante per la comunità italiana il popolamento dell’archivio che si verrebbe a creare.

In tutto questo scenario penso che il coinvolgimento attivo dei nostri ragazzi sia una grande possibilità di partecipazione attiva. Con il loro lavoro possono contribuire ad arricchire il mondo di wikipedia e valorizzare il proprio contributo alla comunità.

Il blog in classe

Tempo di vacanze e tempo di esplorazione di nuove possibilità. Seguendo lo spunto dopo aver letto questo articolo, volevo approfondire le opportunità che offre avere un blog di classe.

Forte dell’esperienza che ho cominciato a ottobre 2013 partecipando al loptis, ho maturato la convinzione di come un blog possa essere uno strumento molto utile nelle mani di un team di insegnanti per supportare e documentare la propria azione didattica.

Ma cosa si può fare con un blog? Non sarà mica un lavoro in più che mi tocca fare….. già abbiamo poco tempo.

Provo a elencare alcune idee di utilizzo in ambito scolastico, che potrete arricchire aggiungendo suggerimenti nei commenti.

Documentare le esperienze

Tante attività che facciamo in classe vengono documentate con fotografie, disegni, brevi testi. Attraverso il blog possiamo tenere traccia dei nostri lavori e possiamo condividerli facilmente con i nostri alunni e le loro famiglie. Inseriamo le fotografie che abbiamo scattato in classe (possiamo affidare ai più grandi il compito di fotografi), scansioniamo e pubblichiamo i disegni creando una specie di cartellone on-line. Per le fotografie naturalmente bisogna prestare attenzione al discorso privacy degli alunni, naturalmente.

Per i bambini più grandi si può anche pensare di affidare il compito di scrittura di testi direttamente nel blog creando una biblioteca di racconti condivisi.

Informare le famiglie

Durante l’anno scolastico ci sono tantissime occasioni per comunicare con le famiglie. Di solito si prepara un avviso da incollare sul diario dei più piccoli, oppure un foglio da inserire nella cartelletta, oppure ancora due righe da dettare ai più grandi. Mettendo anche sul blog l’avviso l’informazione rimane sempre disponibile e può essere tempestiva.

Condividere risorse scovate nella rete

Quando prepariamo un lavoro sempre più spesso cerchiamo materiale in rete: schede, attività interattive, video, audio…..

Si può preparare la lezione con tutto il materiale che ci serve radunando tutte le risorse in un post dedicato al nuovo argomento. In questo  modo non è necessario prendere appunti su fogli o quadernetti, ma basta aprire il blog ed ecco lì tutto quello che abbiamo selezionato. In più, se durante la lezione si trovano altre risorse, si possono velocemente aggiungere per arricchire e approfondire. I bambini accedono poi da casa a quanto è stato visto a scuola con una traccia di navigazione controllata e indirizzata.

Creare un archivio

La costruzione dei materiali diventa una sorta di quaderno sempre raggiungibile che può essere ripercorso nel tempo, suddiviso per categorie rispetto agli argomenti o alle materie.

Partecipazione attiva

Il blog vive se è possibile fare i commenti. Attraverso questa interazione possiamo continuare ad approfondire gli argomenti che abbiamo trattato a scuola e possiamo dare la possibilità ai nostri alunni di confrontarsi tra loro, con calma. Le domande e le riflessioni che vengono fatte sono a disposizione di tutti, e quindi ritornano a tutto il gruppo. Insegnare a commentare un articolo può diventare educazione ad una partecipazione attiva, insegniamo che quello che si trova in rete è frutto del nostro lavoro, che si può e si deve intervenire.

Alcuni esempi

Di seguito segnalo alcuni blog di insegnanti in cui sono incappato navigando in rete e che mi sembrano utili per farsi meglio un’idea del suo uso nella classe.

Splash Ragazzi della maestra Renata

Scuola Sclopis, il blog-sito del maestro Alessandro

Dal comprensivo di Corniglio: Una scuola tra i monti e La scuola parco

Segnalati nei commenti

Progetto 3 T del comprensivo di Arzignano – segnalazione di Oscar

Sito di classe, della scuola di Treviglio – segnalato da Wilma

Come faccio in pratica?

Io ho trovato molto utili i suggerimenti di Andreas, vi consiglio di leggerli e provare in questo tempo più disteso ad aprire un vostro blog personale per cominciare a prendere dimestichezza con lo strumento.

In conclusione

Quelli elencati sopra sono suggerimenti, spunti di lavoro, idee che vanno provate sul campo. Aspetto poi suggerimenti che permettano di arricchire e capire sempre di più quali possibilità ci vengono offerte da un blog in classe.

Aggiornamento

Di seguito altri blog che incontro nel mio vagabondare per il web e che possono essere presi da esempio:

A scuola con noi – insieme ad altri blog collegati è “l’aula virtuale” della classe. Purtroppo non ho trovato da nessuna parte di quale scuola si tratta, ma è molto interessante l’uso del blog che ne viene fatto.

Come un acquazzone

In Lombardia dallo scorso anno scolastico è stato attivato il progetto “Generazione Web“: la regione ha finanziato l’acquisto di dispositivi elettronici (leggi tablet, nella stragrande maggioranza dei casi) per gli istituti superiori e le nostre scuole sono state “invase” da dispositivi di questo tipo.

Mio figlio è stato uno degli studenti delle classi che hanno usufruito di questo acquisto. Ho seguito quindi con curiosità il modo con cui nel suo istituto è stato portato avanti il progetto

Già abbastanza “allergico” al tablet a scuola, mi sono nel tempo convinto che i nostri soldi potevano essere spesi meglio. Questa considerazione si è consolidata dopo che ho visto come viene gestito il progetto per mio figlio e dalle esperienze di altri genitori che conosco.

Queste considerazioni sono state sollevate anche da due episodi: il primo riguarda il divieto di fare fotografie con il tablet, il secondo la modalità di restituzione del device.

La possibilità di fotografare la lavagna, o un esperimento, oppure anche una pagina interessante mi sembrano un utilizzo del tablet che possa essere considerato un punto in più a scuola. Credo che un primo passo sia quello di adeguare i regolamenti scolastici che vietano le fotografie a scuola in modo da sfruttare una delle potenzialità di questi nuovi strumenti. La possibilità di fotografare a scuola è sicuramente poi un aspetto che va gestito in modo da non creare confusione o episodi spiacevoli, magari affidando solo ad alcuni il compito di documentare le attività che si svolgono in classe.

Agli alunni di questa scuola viene chiesto di restituire il tablet al termine dell’anno scolastico, resettato e riportato a valori di fabbrica. E se un ragazzo ha prodotto molto materiale come può fare? Come può portare avanti un lavoro che durante l’anno è stato realizzato con strumenti digitali? E i libri di testo? Ma allora mi chiedo come viene usato il tablet nella quotidianità scolastica.

Quello che ho visto come genitore e come insegnante è un disorientamento dei docenti che non hanno avuto gli strumenti per poter gestire questa novità.  E allora mi chiedo se non c’è qualcosa che non va. Non si poteva destinare una parte dei fondi alla formazione dei docenti? Avere i tablet in classe è veramente un’esigenza della scuola o l’ennesima trovata commerciale che va a beneficio solo di chi vende questi strumenti?

Spesso si dice che la scuola non ha soldi, che le risorse sono sempre più risicate…. Parlando di queste cose con una collega, mi suggeriva l’immagine della pioggia racchiusa nei nuvoloni neri che girano in cielo, trasportati dal vento. Se la pioggia non scende tutto rimane secco, sebbene di acqua nel cielo ce ne sia parecchia. Questi investimenti fanno venire in mente gli acquazzoni che cadono dove vogliono loro e tra di loro, improvvisi e violenti, che creano spesso danni e scivolano sulla terra assetata. Diverso invece il risultato di una pioggia leggera, continua ma costante, che penetra nel terreno e lo rende fertile e pronto ad accogliere e a nutrire i semi più diversi. Ne basterebbe molto meno ma con risultati più duraturi!

E invece vedo che i ragazzi hanno utilizzato i tablet in totale autonomia, lasciati a sè stessi e spesso quasi esclusivamente come strumenti per divertirsi.

Era proprio il caso che il gioco tecnologico glielo comprasse la scuola?

La strada da percorrere è ancora lunga, da affrontare con curiosità e voglia di trovare le strade che permettano ai docenti di utilizzare con un progetto didattico definito gli strumenti tecnologici a disposizione, magari con un occhio di riguardo a tutte le risorse libere che si trovano in rete, a partire dai programmi fino ad arrivare ai contenuti rilasciati con licenza Creative Commons.

Una sfida per la scuola di domani, da affrontare con speranza e idee chiare.

 

Le soluzioni possibili

Come spiegavo nel post precedente, quest’anno è stato possibile tabulare le prove INVALSI con un applicativo Java multipiattaforma, con una soluzione slegata dal programma Excel a cui gli insegnanti erano abituati.

Questa novità è stata accolta con soddisfazione dai partecipanti alle comunità di insegnanti che utilizzano software libero (wii libera la lavagna in primis) che l’anno scorso si sono mossi per sollecitare una soluzione a questo problema da parte di INVALSI insieme alle provincie di Trento e Bolzano. Anche la comunità del software libero ha dato eco alla notizia che è rimbalzata su molti canali social.

Dopo i primi problemi, che immancabilmente sono venuti a galla, il contatto proficuo con l’ing. Leonardo Villani di INVALSI ha permesso di mettere a punto le versioni disponibili e, nel giro di qualche giorno, di avere a disposizione l’applicativo funzionante per gli ambienti windows e linux.

Chi non avesse avuto notizie, ecco i link per scaricare:

la versione per Linux
la versione per Windows
il manuale

Mi auguro che questo primo contatto prosegua nel tempo anche per gli altri appuntamenti della tanto contestata prova INVALSI (prova per la seconda delle scuole secondarie di secondo grado e prova di esame per la scuola secondaria di primo grado). Sarebbe bello che la possibilità di scaricare l’applicativo Java fosse inserita nell’area del sito INVALSI dedicata al reperimento delle risorse da parte delle segreterie. Ci farebbe sembrare un po’ meno “carbonari” e i nostri colleghi più restii a quest’alternativa potrebbero diventare più disponibili.

Infatti, fino ad ora, purtroppo, l’unico modo per ottenere l’applicativo è stato quello di richiederlo direttamente a INVALSI attraverso la casella di posta dedicata prove2014@invalsi.it, oppure di venirne a conoscenza perchè iscritti al gruppo Facebook siti scolastici, oppure alle liste di software libero collegate al mondo scolastico (wii libera la lavagna, porte aperte sul web, linux-scuola) oltre al fitto passa parola tra i vari docenti.

La messa a punto dell’applicativo, con test da parte di molti insegnanti, è stato possibile anche grazie al supporto delle comunità informali di insegnanti e di tecnici interessati al mondo della scuola. In questi ambienti, che si sono formati spontaneamente nel web e che si allargano sempre di più (ad oggi la comunità wii libera la lavagna conta 700 iscritti), si svolgono attività di supporto, di formazione e approfondimento che mi auguro possano essere riconosciute e sostenute anche dalle istituzioni.