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risorse per la didattica e pensieri a ruota libera

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Il blog in classe

Tempo di vacanze e tempo di esplorazione di nuove possibilità. Seguendo lo spunto dopo aver letto questo articolo, volevo approfondire le opportunità che offre avere un blog di classe.

Forte dell’esperienza che ho cominciato a ottobre 2013 partecipando al loptis, ho maturato la convinzione di come un blog possa essere uno strumento molto utile nelle mani di un team di insegnanti per supportare e documentare la propria azione didattica.

Ma cosa si può fare con un blog? Non sarà mica un lavoro in più che mi tocca fare….. già abbiamo poco tempo.

Provo a elencare alcune idee di utilizzo in ambito scolastico, che potrete arricchire aggiungendo suggerimenti nei commenti.

Documentare le esperienze

Tante attività che facciamo in classe vengono documentate con fotografie, disegni, brevi testi. Attraverso il blog possiamo tenere traccia dei nostri lavori e possiamo condividerli facilmente con i nostri alunni e le loro famiglie. Inseriamo le fotografie che abbiamo scattato in classe (possiamo affidare ai più grandi il compito di fotografi), scansioniamo e pubblichiamo i disegni creando una specie di cartellone on-line. Per le fotografie naturalmente bisogna prestare attenzione al discorso privacy degli alunni, naturalmente.

Per i bambini più grandi si può anche pensare di affidare il compito di scrittura di testi direttamente nel blog creando una biblioteca di racconti condivisi.

Informare le famiglie

Durante l’anno scolastico ci sono tantissime occasioni per comunicare con le famiglie. Di solito si prepara un avviso da incollare sul diario dei più piccoli, oppure un foglio da inserire nella cartelletta, oppure ancora due righe da dettare ai più grandi. Mettendo anche sul blog l’avviso l’informazione rimane sempre disponibile e può essere tempestiva.

Condividere risorse scovate nella rete

Quando prepariamo un lavoro sempre più spesso cerchiamo materiale in rete: schede, attività interattive, video, audio…..

Si può preparare la lezione con tutto il materiale che ci serve radunando tutte le risorse in un post dedicato al nuovo argomento. In questo  modo non è necessario prendere appunti su fogli o quadernetti, ma basta aprire il blog ed ecco lì tutto quello che abbiamo selezionato. In più, se durante la lezione si trovano altre risorse, si possono velocemente aggiungere per arricchire e approfondire. I bambini accedono poi da casa a quanto è stato visto a scuola con una traccia di navigazione controllata e indirizzata.

Creare un archivio

La costruzione dei materiali diventa una sorta di quaderno sempre raggiungibile che può essere ripercorso nel tempo, suddiviso per categorie rispetto agli argomenti o alle materie.

Partecipazione attiva

Il blog vive se è possibile fare i commenti. Attraverso questa interazione possiamo continuare ad approfondire gli argomenti che abbiamo trattato a scuola e possiamo dare la possibilità ai nostri alunni di confrontarsi tra loro, con calma. Le domande e le riflessioni che vengono fatte sono a disposizione di tutti, e quindi ritornano a tutto il gruppo. Insegnare a commentare un articolo può diventare educazione ad una partecipazione attiva, insegniamo che quello che si trova in rete è frutto del nostro lavoro, che si può e si deve intervenire.

Alcuni esempi

Di seguito segnalo alcuni blog di insegnanti in cui sono incappato navigando in rete e che mi sembrano utili per farsi meglio un’idea del suo uso nella classe.

Splash Ragazzi della maestra Renata

Scuola Sclopis, il blog-sito del maestro Alessandro

Dal comprensivo di Corniglio: Una scuola tra i monti e La scuola parco

Segnalati nei commenti

Progetto 3 T del comprensivo di Arzignano – segnalazione di Oscar

Sito di classe, della scuola di Treviglio – segnalato da Wilma

Come faccio in pratica?

Io ho trovato molto utili i suggerimenti di Andreas, vi consiglio di leggerli e provare in questo tempo più disteso ad aprire un vostro blog personale per cominciare a prendere dimestichezza con lo strumento.

In conclusione

Quelli elencati sopra sono suggerimenti, spunti di lavoro, idee che vanno provate sul campo. Aspetto poi suggerimenti che permettano di arricchire e capire sempre di più quali possibilità ci vengono offerte da un blog in classe.

Aggiornamento

Di seguito altri blog che incontro nel mio vagabondare per il web e che possono essere presi da esempio:

A scuola con noi – insieme ad altri blog collegati è “l’aula virtuale” della classe. Purtroppo non ho trovato da nessuna parte di quale scuola si tratta, ma è molto interessante l’uso del blog che ne viene fatto.

Come un acquazzone

In Lombardia dallo scorso anno scolastico è stato attivato il progetto “Generazione Web“: la regione ha finanziato l’acquisto di dispositivi elettronici (leggi tablet, nella stragrande maggioranza dei casi) per gli istituti superiori e le nostre scuole sono state “invase” da dispositivi di questo tipo.

Mio figlio è stato uno degli studenti delle classi che hanno usufruito di questo acquisto. Ho seguito quindi con curiosità il modo con cui nel suo istituto è stato portato avanti il progetto

Già abbastanza “allergico” al tablet a scuola, mi sono nel tempo convinto che i nostri soldi potevano essere spesi meglio. Questa considerazione si è consolidata dopo che ho visto come viene gestito il progetto per mio figlio e dalle esperienze di altri genitori che conosco.

Queste considerazioni sono state sollevate anche da due episodi: il primo riguarda il divieto di fare fotografie con il tablet, il secondo la modalità di restituzione del device.

La possibilità di fotografare la lavagna, o un esperimento, oppure anche una pagina interessante mi sembrano un utilizzo del tablet che possa essere considerato un punto in più a scuola. Credo che un primo passo sia quello di adeguare i regolamenti scolastici che vietano le fotografie a scuola in modo da sfruttare una delle potenzialità di questi nuovi strumenti. La possibilità di fotografare a scuola è sicuramente poi un aspetto che va gestito in modo da non creare confusione o episodi spiacevoli, magari affidando solo ad alcuni il compito di documentare le attività che si svolgono in classe.

Agli alunni di questa scuola viene chiesto di restituire il tablet al termine dell’anno scolastico, resettato e riportato a valori di fabbrica. E se un ragazzo ha prodotto molto materiale come può fare? Come può portare avanti un lavoro che durante l’anno è stato realizzato con strumenti digitali? E i libri di testo? Ma allora mi chiedo come viene usato il tablet nella quotidianità scolastica.

Quello che ho visto come genitore e come insegnante è un disorientamento dei docenti che non hanno avuto gli strumenti per poter gestire questa novità.  E allora mi chiedo se non c’è qualcosa che non va. Non si poteva destinare una parte dei fondi alla formazione dei docenti? Avere i tablet in classe è veramente un’esigenza della scuola o l’ennesima trovata commerciale che va a beneficio solo di chi vende questi strumenti?

Spesso si dice che la scuola non ha soldi, che le risorse sono sempre più risicate…. Parlando di queste cose con una collega, mi suggeriva l’immagine della pioggia racchiusa nei nuvoloni neri che girano in cielo, trasportati dal vento. Se la pioggia non scende tutto rimane secco, sebbene di acqua nel cielo ce ne sia parecchia. Questi investimenti fanno venire in mente gli acquazzoni che cadono dove vogliono loro e tra di loro, improvvisi e violenti, che creano spesso danni e scivolano sulla terra assetata. Diverso invece il risultato di una pioggia leggera, continua ma costante, che penetra nel terreno e lo rende fertile e pronto ad accogliere e a nutrire i semi più diversi. Ne basterebbe molto meno ma con risultati più duraturi!

E invece vedo che i ragazzi hanno utilizzato i tablet in totale autonomia, lasciati a sè stessi e spesso quasi esclusivamente come strumenti per divertirsi.

Era proprio il caso che il gioco tecnologico glielo comprasse la scuola?

La strada da percorrere è ancora lunga, da affrontare con curiosità e voglia di trovare le strade che permettano ai docenti di utilizzare con un progetto didattico definito gli strumenti tecnologici a disposizione, magari con un occhio di riguardo a tutte le risorse libere che si trovano in rete, a partire dai programmi fino ad arrivare ai contenuti rilasciati con licenza Creative Commons.

Una sfida per la scuola di domani, da affrontare con speranza e idee chiare.

 

Le soluzioni possibili

Come spiegavo nel post precedente, quest’anno è stato possibile tabulare le prove INVALSI con un applicativo Java multipiattaforma, con una soluzione slegata dal programma Excel a cui gli insegnanti erano abituati.

Questa novità è stata accolta con soddisfazione dai partecipanti alle comunità di insegnanti che utilizzano software libero (wii libera la lavagna in primis) che l’anno scorso si sono mossi per sollecitare una soluzione a questo problema da parte di INVALSI insieme alle provincie di Trento e Bolzano. Anche la comunità del software libero ha dato eco alla notizia che è rimbalzata su molti canali social.

Dopo i primi problemi, che immancabilmente sono venuti a galla, il contatto proficuo con l’ing. Leonardo Villani di INVALSI ha permesso di mettere a punto le versioni disponibili e, nel giro di qualche giorno, di avere a disposizione l’applicativo funzionante per gli ambienti windows e linux.

Chi non avesse avuto notizie, ecco i link per scaricare:

la versione per Linux
la versione per Windows
il manuale

Mi auguro che questo primo contatto prosegua nel tempo anche per gli altri appuntamenti della tanto contestata prova INVALSI (prova per la seconda delle scuole secondarie di secondo grado e prova di esame per la scuola secondaria di primo grado). Sarebbe bello che la possibilità di scaricare l’applicativo Java fosse inserita nell’area del sito INVALSI dedicata al reperimento delle risorse da parte delle segreterie. Ci farebbe sembrare un po’ meno “carbonari” e i nostri colleghi più restii a quest’alternativa potrebbero diventare più disponibili.

Infatti, fino ad ora, purtroppo, l’unico modo per ottenere l’applicativo è stato quello di richiederlo direttamente a INVALSI attraverso la casella di posta dedicata prove2014@invalsi.it, oppure di venirne a conoscenza perchè iscritti al gruppo Facebook siti scolastici, oppure alle liste di software libero collegate al mondo scolastico (wii libera la lavagna, porte aperte sul web, linux-scuola) oltre al fitto passa parola tra i vari docenti.

La messa a punto dell’applicativo, con test da parte di molti insegnanti, è stato possibile anche grazie al supporto delle comunità informali di insegnanti e di tecnici interessati al mondo della scuola. In questi ambienti, che si sono formati spontaneamente nel web e che si allargano sempre di più (ad oggi la comunità wii libera la lavagna conta 700 iscritti), si svolgono attività di supporto, di formazione e approfondimento che mi auguro possano essere riconosciute e sostenute anche dalle istituzioni.

Piccoli passi

Nella scuola italiana il mese di aprile e di maggio sono “dominati” dalla somministrazione delle prove Invalsi. Questo momento è molto dibattuto e discusso, tra chi è pro, chi è contro, chi non ritiene corretto avere una prova unica e altro ancora su cui adesso voglio sorvolare.

Al di là di tutte le polemiche e i punti di vista, resta il fatto che, una volta somministrate, le prove vanno poi tabulate dagli insegnanti. Fino ad ora lo si è fatto utilizzando un file di excel contenente delle macro. Questa soluzione tecnica, per funzionare, purtroppo costringe le scuole ad avere un ambiente windows e una precisa versione di MS Office.

Nel frattempo però sono sempre più numerose le scuole che, osservando le indicazioni contenute nell’art. 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale e in particolare nelle linee guida pubblicate lo scorso gennaio, hanno cominciato ad usare software libero e si trovano nell’impossibilità di tabulare i risultati.

Nel mese di maggio del 2013, nella lista wii libera la lavagna e porte aperte sul web, abbiamo allora avviato una campagna di sensibilizzazione mandando mail di protesta all’Invalsi con la richiesta di soluzioni che non costringessero le scuole a dotarsi di programmi legati ad una particolare azienda. In seguito sono stati presi contatti con il dott. Ricci anche grazie al Dipartimento della Conoscenza e all’IPRASE di Trento.

Quest’anno, ecco la bella notizia: per la prima volta ci sarà la possibilità di tabulazione i risultati con soluzioni libere, per ora in via sperimentale.

Personalmente sono soddisfatto di questo primo risultato perchè è un primo segno che, se opportunamente sollecitate, anche le istituzioni ai livelli più alti possono offrire soluzioni interoperabili a beneficio di tutti. È compito di tutti noi, cittadini e insegnanti, richiedere alternative senza subire passivamente scelte di altri che ci condizionano nell’uso di determinati strumenti quando esistono delle valide alternative libere e che hanno l’indubbio vantaggio di liberarci da un giogo che ci opprime ogni giorno sempre di più.

La strada da fare verso la consapevolezza è ancora lunga, ma pian piano ci stiamo muovendo in quella direzione.

Libro digitale, in quale forma?

Quanti discorsi riguardo i libri digitali, gli ebook, i servizi on-line e altro ancora si sentono nel mondo della scuola di questi tempi.

Infatti nel campo dell’editoria scolastica sta avvenendo una piccola/grande rivoluzione. Leggendo l’articolo Digitale e cartaceo: una traduzione ancora troppo letterale, ho trovato confermate le idee che mi sto facendo riguardo questo argomento. Utilizzando il mezzo digitale la modalità di approccio deve essere differente. Invece vedo proposte che continuano nella falsariga del passato, con contenitori chiusi in cui inserire contenuti bloccati. Gli ebook di cui tanto si parla seguono ancora la logica del libro di testo: contenuti predisposti e fissi nel tempo. I collegamenti a materiale reperibile on-line non modificano la fissità della logica entro cui sono nati.

Allora ecco che, seguendo il corso di Andreas Formiconi, il Loptis, ho cominciato a riflettere sulle opportunità che un mezzo come il blog può offrire agli insegnanti digitali. Si viene a formare pian piano un libro di testo che contiene tutto ciò che serve e che in più ha la possibilità di far interagire tra loro le persone che approdano alla riva di questo fiume di conoscenza che scorre nel tempo.

Andreas ha poi preparato un indice, che non è solo un puro elenco degli articoli presenti nel blog, ma diventa una chiave di lettura via via differente a seconda dei percorsi che guidano chi legge nella scoperta dell’interessante materiale presente nel laboratorio.

E allora ecco l’idea, subito condivisa con Martina: perchè non provare a fare qualcosa di simile anche per le nostre realtà scolastiche?

Il risultato è questo: il Liblog, a metà strada tra il libro e il blog, laboratorio in continuo divenire che per ora raccoglie il materiale prodotto da Martina, ma che stà pian piano arricchendosi di altro materiale.

Il liblog, una soluzione indipendente, autonoma ma estremamente stimolante e coinvolgente.

Far vedere che ci siamo

Tante volte chi usa software libero ha l’impressione di essere solo, soprattutto quando parla delle proprie scelte alle persone che conosce e cerca in qualche modo di diffondere ad altri l’utilizzo di questi programmi. Quando ho conosciuto crowdmap mi sono incuriosito: dare la possibilità di segnalare punti di interesse, eventi o altro su una mappa mi sembra una grande opportunità. Ecco allora che ho pensato ad una mappa che faccia uscire dal guscio chi usa software libero a scuola. Ecco il risultato:

Mappa del software libero a scuola

Il software libero a scuola

Naturalmente le mappe non sono sicuramente esaustive, molte realtà non sono segnalate, ci sono situazioni in cui il software libero è usato ma per vari motivi non è stato indicato nella mappa. Uno dei motivi credo che sia il fatto che questa iniziativa non è molto conosciuta, soprattutto nell’ambiente scolastico. Oltre a una sorta di pudore che impedisce alle persone di divulgare ciò che fanno, pensando che sia una cosa banale o che non interessi ad altri.

Spinto da questa prima idea ho proposto altre due mappe, una riguardo le scuole che utilizzano i modelli predisposti dalla comunità di Porte Aperte sul Web per il loro sito istituzionale:

mappa_porteaperte

Scuole che utilizzano il modello di Porte Aperte sul Web

l’altra rispetto all’utilizzo di Libreoffice nelle varie realtà: lavorativa, nella pubblica amministrazione, per uso privato:

mappa_libreoffice

Uso di Libreoffice

Quindi, se non hai ancora indicato niente in queste due mappe, perché non farlo ora? E perché non diffondere l’iniziativa a chi conosci per aumentare le indicazioni?

Come dice spesso Alberto Ardizzone, anima della comunità di Porte Aperte, insieme si può, insieme è meglio!

Elogio della tastiera

In questi tempi in cui sembra innovazione avere un dispositivo che si utilizza al massimo con due dita, spezzo una lancia in favore della cara vecchia tastiera da usare con 10 dita.
Sono sempre più convinto che imparare ad utilizzare la tastiera sia “La” modalità più efficace per usare il computer. Quante possibilità di comando che ci sono con tutti i tasti lì a disposizione, senza necessariamente dover aprire finestre e finestrelle, slide e altro!
Il primo tasto, spesso dimenticato, è quello più grosso sulla tastiera: il tasto invio.
Con il tasto invio confermo l’apertura dei programmi, confermo le autenticazioni nei vari siti, confermo i comandi che vengono presentati nelle finestre.
Altro capitolo sono le comodità della scorciatoia da tastiera, che velocizzano il lavoro in maniera esponenziale!
Se volete provare, cominciate ad usare in modo sistematico le scorciatoie che permettono di copiare, incollare, tagliare e annullare l’ultima operazione.
Sono rispettivamente le combinazioni ctrl+c, ctrl+v, ctrl+x, ctrl+z. Provare per credere, come recitava una nota pubblicità di quand’ero bambino.
Invece che passare dal tasto destro, provate ad usare il mouse per selezionare, e le scorciatoie per eseguire i comandi descritti sopra. All’inizio vi sembrerà di perdere il vostro tempo, perchè saranno più le volte che vi confonderete e vi troverete nei pasticci, mischiando il tasto destro del mouse con la combinazione di tasti. Ma una volta automatizzato il movimento, il vostro lavoro diventerà molto più produttivo!
Un’altra combinazione di tasti molto comoda è alt+tab (tab è il tasto a sinistra, di solito con due frecce, da parte al tasto Q) per passare da una finestra all’altra quando avete il vostro desktop pieno di programmi aperti.
Queste che ho descritto sopra sono solo alcune delle più usate, ma lascio a voi il compito di esplorare nei vari programmi le scorciatoie che vengono suggerite. Una volta che cominciate, vedrete che non vi fermerete più. A me è successo così…
Se volete saperne un po’ di più la pagina di wikipedia riporta le scorciatoie più comuni ed utilizzate. Ma se fate una ricerca in rete troverete sicuramente molte risorse che vi permetteranno di migliorare e velocizzare le vostre più comuni operazioni al computer.
Buona esplorazione!

p.s. a scuola insegno sempre un trucchetto per chiudere i programmi e spegnere il computer senza toccare il mouse: alt+f4
I bambini rimangono a bocca spalancata e, una volta imparato, non lo dimenticano più