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La scuola schizofrenica

Voglio mettere per iscritto dei pensieri che mi frullano per la testa in questo periodo.
La scuola dei nostri giorni a volte mi sembra schizofrenica. Mi riferisco alle scelte legate all’uso dei software nelle attività didattiche.
Mi hanno insegnato e ho imparato che la scuola è l’ambiente in cui si promuove la conoscenza, dove si imparare a convivere con gli altri e dove ognuno arricchisce l’altro portando la propria unicità, dove si impara ad essere critici nei confronti della realtà, a discutere, argomentare, dare ragione delle proprie scelte.
Ma se da una parte gli insegnanti, giustamente, promuovono questi valori, dall’altra fanno scelte diametralmente opposte.
Ad esempio, si accetta senza discutere, che in tutti i computer della scuola ci sia installato un determinato sistema operativo, senza porsi il problema se possano esistere alternative più o meno valide. La scelta è dettata dal fatto che… non la facciamo noi! Quando acquistiamo un computer, il sistema operativo è già lì e noi non scegliamo proprio niente!
La scelta non è fatta in base a valutazioni tecniche (stabilità del programma, economicità, funzionalità, rapporto costi/benefici…) ma, quando qualcuno pone il problema, si pone come assunto l’idea che, visto che hanno tutti quel sistema, allora sia la scelta migliore che si possa fare.
Mi fanno sorridere le statistiche che riportano quale sia il sistema operativo più diffuso, e ancora più sorridere le dichiarazioni di successo rispetto alle vendite. Della serie: ti piace vincere facile? Bon bon bon bon bon bon bon.
O ancora, tutti i bellissimi lavori che gli insegnanti creano tutti i giorni (presentazioni, documenti di testo, lezioni con il software specifico di una particolare LIM commerciale in dotazione alla scuola) vengono salvati in un formato proprietario, in un formato legato a filo doppio, se non triplo, alla ditta che ha codificato quel formato e che quindi mi permette di leggere le informazioni che ho elaborato solo passando attraverso il programma da loro distribuito.
Da un lato insegna a costruire la conoscenza attraverso lo scambio reciproco di idee, insegnando ai bambini a ragionare insieme, dall’altro utilizza programmi che hanno una licenza che non permette che vengano distribuiti o che vengano studiati, per non dire modificati!
Da un lato insegna a chiedersi il perchè delle cose, a capire come funzionano, quali sono le ragioni del pensiero di questo o quell’autore, dall’altro utilizza programmi che non si possono studiare nè tanto meno imparare a capire come sono costruiti.
Da una parte insegna la convivenza civile, la multiculturalità, dall’altra appiattisce tutto ad un’unica proposta rispetto ai programmi utilizzato e utilizza formati che non permettono lo scambio dei contenuti. Un esempio è quello dei file preparati con i software delle LIM: il lavoro che io ho predisposto con il programma della lavagna A molto probabilmente non potrò aprirlo con il programma della lavagna B, nè tanto meno con quello della lavagna C.
I venditori di programmi hanno fatto talmente bene il loro lavoro, che nel momento in cui si propongono scelte alternative, c’è una levata di scudi in difesa di ciò che si stà facendo e c’è la richiesta di quel determinato programma, indispensabile a chi lo utilizza. Hanno saputo creare una forte dipendenza che condiziona le scelte degli insegnanti.
La prima fonte di apprendimento degli uomini è l’imitazione: i bambini apprendono guardando “come si fa”. E anche quando si entra nel mondo del lavoro, spesso si viene affiancati al lavoratore anziano che spiega e fa’ vedere come si svolge il lavoro. Per capire come funzionano le cose spesso le smontiamo per poi ricostruirle. Invece noi, a scuola, usiamo prodotti di cui non possiamo conoscere nulla se non nel loro uso quotidiano.

Come possiamo portare avanti i valori di cui ho parlato all’inizio se nel quotidiano facciamo scelte che li contraddicono?

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3 comments

  • Martina on 16 gennaio 2013 at 22:00 said:

    Reply

    Concordo …assistiamo ad una invasione della tecnologia nella didattica… spesso per fini prevalentemente commerciali.
    Non dovrebbe essere la didattica a governare e decidere come debba essere la tecnologia?
    Ma quali competenze ci vogliono perché ciò accada?

    • Certo, è la didattica a guidare le scelte della scuola. Credo che la formazione degli insegnanti nel campo delle tecnologie sia stata di tipo addestrativo, quindi siamo in balia dei venditori e non riusciamo a pensare a lungo termine.
      E’ difficile far provare strumenti diversi dalla solita presentazione, nonostante l’introduzione della LIM nelle classi.
      Molti dei nostri colleghi non investono neanche un po’ di tempo nell’imparare nuovi linguaggi e/o strumenti.
      Sono convinto che l’utilizzo di software libero, con la fatica che può portare all’inizio, alla lunga porti a maggiore consapevolezza e crescita delle conoscenze in campo tecnologico.
      Grazie per il tuo commento

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